eva, marilyn e l’escort
l’incanto dei tuoi sogni
astrazione cromatica
lo spettacolo si addormenta
ci sono le altre, il mio viso ipnotico
negli interni dondolanti,
il pericolo di una donna innamorata
che sgrana un rosario con la sabbia del deserto
immemorabile lingua,
paura e seduzione
lo sbattere del vento contro la tenda
nella tua isola di legno
il legame tra albero e serpente,
un muro per niente
la sua ombra per vivere.
sapevo certe cose vagamente
nell’armadio delle mie antenate
colmo di lenzuola ricamate, splendidi
fazzoletti di macramé accostati
a ricorrenze afose
nonostante una vibrante vitalità
la notte seleziona un’impressione fugace;
il flusso si distanzia nello spazio
unica sequenza e curva assente
nelle pieghe di raso rosso
l’indolenza di ambienti sospesi
celebrati nei giorni defilati
apparentemente così poco rivoluzionari
nello strabismo da venere sensuale,
coniato con dolci fantasmi
che l’iride scompone.
vennero i topi, noi sempre
ad inseguirci come cani
e a fiutare l'occasione propizia
finché, fu l'occasione stessa
a sbarazzarsi di noi
non è facile far coabitare
l'interezza e la frammentazione
dei cicli che vestiamo,
quando scende la desolazione
se non avessero camminato
sulla luna, potevamo
possederci nel fondo-mare.
va bene, l’occhio si è consumato a forza
di praticare il mondo
vortice inebriante di luci, forme e colori
in un’epoca stupida e crudele
lo stesso credeva di percepire un vago mistero
nella bellezza controllata
sottolineando le attese e la noia
dei pomeriggi domenicali a fare niente
lascia ad altri il privilegio
di una visione pietosa sull’umanità
ha male di lei
l'ha vista come un relitto sull’acqua
ma forse tornerà la calma,
il ricordo si abbandonerà
all’attonita ombra che il giorno copre.